L’anima dell’uomo sotto l’egoismo

25 Mar

Il principale vantaggio che risulterà dall’avvento dell’egoismo è, indubbiamente, il fatto che l’egoismo ci libererà dalla sordida necessità di vivere per gli altri; necessità che, pesa su quasi tutti, potendo solo pochi sottrarvisi.

I più sprecano la loro vita in un malsano ed esagerato altruismo; sono forzati, veramente, a sprecarla.

Si trovano circondati da una ignobile miseria, bruttura e.. fame.

Ed è inevitabile che essi non siano commossi da tutto ciò.

Le emozioni agitano, ahimè, l’uomo più profondamente di quello che non l’agiti la sua intelligenza.. è molto più facile trovarsi in simpatia con la sofferenza, che aver simpatia per il pensiero.

Di conseguenza, con ammirevoli, per quanto maldirette intenzioni, si adoperano a porre riparo ai mali che scorgono.

Ma i loro rimedi non guariscono alcun male; semplicemente lo perpetuano.

In verità, i loro rimedi sono parte della malattia.

Essi, cercano di risolvere i problemi della povertà, per esempio, aiutando i poveri a vivere; o, secondo una scuola molto più moderna, divertendo i poveri.

Ma questa, caro collettivomensa, non è una soluzione: è un’aggravante della difficoltà.

Il vero scopo, deve essere quello di ricostruire la società su basi tali che la povertà sia impossibile.

E le virtù altruistiche, per quanto nobili, hanno impedito il raggiungimento di questo scopo.

Proprio come i peggiori schiavisti erano quelli che trattavano bene i loro schiavi, per impedire che l’orrendo sistema fosse risentito tanto da coloro che ne soffrivano quanto da coloro che lo studiavano, così, nell’attuale stato delle cose, in Italia e non solo, la gente che fa più danno.. è quella che cerca di fare il meglio.

Ora assistiamo, attoniti, al simpatico spettacolo di uomini colti che conoscendo la vita a menadito, implorano la umanità di mettere un freno agli impulsi altruistici della carità.

Essi affermano, dicendo ciò, che una simile carità degrada e demoralizza.

Ed hanno perfettamente ragione.

La carità.. è fonte di errori.

Ciò che è necessario, dunque, è l’egoismo.

Attualmente, a cagione dell’esistenza dello stato asociale, un ristretto numero di persone, possono sviluppare una sana potenzialità di individualismo.

Esse non hanno necessità di lavorare per guadagnare di che vivere, o sono in condizioni di potersi scegliere la sfera di attività a loro più congeniale.

Sono i poeti, i filosofi, gli uomini di scienza e di cultura;

In una parola, i veri uomini, gli uomini che hanno potenzializzato se stessi, e nei quali tutta l’umanità trae notevoli benefici.

D’altra parte, però, c’è una stragrande maggioranza che nulla possedendo ed essendo sempre in lotta con la fame, è obbligata a lavorare, come bestie da soma, ad un lavoro che non le va a genio ed al quale è forzata dalla irragionevole e degradante tirannia della necessità.

Questi sono i poveri, e fra loro non c’è cortesia di costumi né grazia di parola o di civiltà, né cultura o raffinamento dei piaceri o gioia nella vita.

Dalla loro forza collettiva, l’umanità trae grandi vantaggi materiali che acquista..

per cui l’uomo povero è in sé stesso un valore.

È uso comune pensare che i poveri sono grati per la carità che viene loro fatta.

Alcuni lo sono senza dubbio, ma i migliori tra i poveri non sono mai riconoscenti.

Essi sono ingrati, malcontenti, disobbedienti e ribelli.

Ed hanno ragione di esserlo.

Essi trovano che la carità è un ridicolo, inadeguato modo di restituzione parziale, oppure una elemosina sentimentale, usualmente accompagnata da qualche impertinente tentativo da parte del sentimentalista di tiranneggiare la loro vita privata.

Perché dovrebbero essere grati delle briciole che cadono dalla mensa del collettivomensa?

Essi potrebbero essere seduti al trono.. e purtroppo per tutti noi, cominciano a saperlo.

La disobbedienza, agli occhi di chiunque conosca la Storia, è la virtù originale dell’uomo.

Proprio con la disobbedienza è stato realizzato il progresso; con la disobbedienza e la ribellione.

Talvolta i poveri sono esortati ad essere parsimoniosi.

Ma raccomandare il povero all’economia è grottesco e, allo stesso tempo insultante.

È come consigliare la sobrietà all’uomo affamato.

L’uomo, non deve essere intento a dimostrare che può vivere come un animale malnutrito.

Egli deve rifiutarsi di vivere in questo modo, pur se gli occorre rubare o entrare ad una mensa del collettivomensa. Il che da alcuni è ormai considerato una sorta di furto.

Del resto, è più immune da veri pericoli il mendicare che il prendere..

Ma indubbiamente è più bello prendere che mendicare.

No: un povero, ingrato, prodigo, scontento e ribelle, è probabilmente una vera personalità, ed ha in sé molte qualità.

In ogni caso egli è una salutare protesta.

I poveri virtuosi invece possono naturalmente essere compianti, ma nessuno, certo, può ammirarli.

Essi hanno patteggiato singolarmente col collettivomensa, ed hanno venduto la disobbedienza per un misero piatto di lenticchie.

Essi devono essere anche straordinariamente stupidi.

Per chi pensa, il più tragico fatto della Rivoluzione Francese non è che Maria Antonietta fosse uccisa solo perché era regina.

Ma che degli affamati contadini della Vandea andassero volontariamente a morire.. in difesa della causa del feudalesimo..

l’assurda causa del collettivomensa.

scritto da Collettivomensa e Osvaldo Selvaggio

scozzari è simpatico

4 Risposte to “L’anima dell’uomo sotto l’egoismo”

  1. max 13 aprile 2010 a 12:56 #

    Sfigati, questo testo è praticamente il rifacimento di un saggio di Wilde..ma ripigliatevi.

  2. collettivomensa 17 aprile 2010 a 11:45 #

    dicitura finale dice: scritto da Collettivomensa e Osvaldo Selvaggio

  3. max 19 aprile 2010 a 21:40 #

    Manca però…su rifacimento del saggio “l’anime dell’uomo sotto il socialismo” di O.Wilde! Ripeto, vergogna

  4. collettivomensa 21 aprile 2010 a 02:10 #

    “cavolo, ci hai ragione.
    l’opera intellettuale va tutelata dagli usurpatori. vili che non rispettano la dicitura corretta. se solo oscar potesse leggere lo scempio… che vergogna!”

    collettivomensa e Guglielmo Agitalancia.

    e ancora, ripetiamo insieme: VERGOGNA!

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