La questione morale

23 Mag

Spensi la televisione e uscii di casa. Come sempre sapevo già tutto e anche di più. Avevo seguito le edizioni flash e gli approfondimenti. E anche quelle speciali per sordomuti. Era un periodo in cui mi sentivo particolarmente antipatico. Ero sempre più convinto di essere come mia madre: una cameriera infaticabile in una casa di matti. Una donna sulla buona strada dell’esaurimento nervoso. In quei giorni avrei preferito sul serio spararmi nei coglioni, pur di non ascoltare una sola parola dei miei coinquilini oziosi e felici. Passavo ore ed ore in cucina. Cucinavo un sacco e un sacco di cose buone. Riempivo le loro bocche di cibo svuotandole di parole. Ma loro parlavano anche col boccone in bocca. Mi ingozzavo di nozioni discriminando la leggerezza. Fagocitavo programmi nazional-popolari e film in bianco e nero facendomi un sacco di idee strane sulla società. Avevo una discreta voglia di diventare famosissimo, senza avere la minima volontà di ingegnarmi per farlo. Ero maledettamente giovine e non avrei mai sacrificato la mia integrità morale, ed ero anche molto bello. No, io non mi sarei venduto agli editori. Non avrei rincorso il successo e il mio nome su una pagina patinata, sotto un racconto non mio. Non avrei leccato nessun culo neanche quello della mia ragazza. Sarei uscito dall’underground con le mie gambe muscolose.

Quando spensi quella cazzo di televisione sapevo già tutto. Sbattei la porta di casa divorando le scale. Uscii per non rientrare mai più. Mi lasciavo alle spalle un pezzo di società corrotta e vuota, che però nella vita avrebbe concluso un sacco di cose. Il mio desiderio di riscatto li travolgeva senza pietà, sgozzando le loro ambizioni di gloria. Avrei fatto grandi cose, ma soprattutto le avrei fatte prima di loro. Uscii in strada sicuro di me, e mi inoltrai nella calandra romana, verso gli studi di Cinecittà. Sapevo esattamente cosa fare e dove farlo. Cosa dire e a chi dirlo. Le risposte alle domande e le facce compiacenti. Avevo già in testa le facce rigonfie di invidia di quei falliti del collettivomensa, quando mi avrebbero visto seduto su un trono circondato da ragazze bellissime, per lo più napoletane. Sarei diventato famosissimo. Bello come il sole. Ricco. Ciò che dovevo fare era semplicemente spaccare in quel cazzo di casting.

Quando mi chiamarono entrai con aria disinvolta, raddrizzai la schiena e parlai per un po’ di me:

–          Ciao, mi chiamo Pino, sono alto un metro e sessantot…

–          Quanto?

–          Uno e sessantott… uno e settanta?

–          Grazie, le faremo sapere, avanti il prossimo.

Era stato breve e indolore. Avevo fatto colpo, di sicuro. L’intellettuale bello e dannato che buca lo schermo a ora di pranzo. Mi dissero che mi avrebbero mandato una mail a giorni. Persone serie questi di Uomini e Donne, mica come quei pezzenti di editori che finisce pure che non ti rispondono. Mi ero inoltrato finalmente in un mondo che sentivo mio, e vaffanculo collettivomensa. Dovevo solo aspettare la chiamata per la consacrazione. Una questione di giorni e sarei diventato un tronista.

Ah, che bella fortuna.

6 Risposte to “La questione morale”

  1. colmensacasting 23 maggio 2009 a 12:11 #

    La tua anima puzza di asparagi pisciati dal culo…

    • collettivomensa 23 maggio 2009 a 14:16 #

      ringrazia, che il tuo piscio puzza d’asparagi e non di mc chicken.

  2. Andrea 25 maggio 2009 a 16:10 #

    Un racconto degno di Joyce con l’epifania a metà. Aggiornateci, dobbiamo/vogliamo sapere se il giovane autore riesce ad affermarsi in questo schifoso mondo che minimizza la cultura delle ragazze partenopee!

  3. maurosavino09 25 maggio 2009 a 17:24 #

    Andai anch’io una volta a fare quel provino. Ci andai con Celine sottobraccio. Non che volessi ergermi sugli altri – se ero lì voleva dire che ero più stronzo ancora di loro. Non sono diventato ricco perché rifiutai la loro proposta di corteggiare la massaia di turno. Ero da trono io!
    Vedi Pino, il punto è che cercare scorciatoie in cucina richiede certi compromessi con il padellame catodico. Ci vorrebbe un genio per fottere la Catodica.
    Chissà. Un giorno forse lo diventeremo. Geni.

    • collettivomensa 25 maggio 2009 a 18:12 #

      Il Laboratorio esordienti di Linus questo mese presenta due giovani scrittori di rispettivamente 47 e 52 anni. Giacomo Leopardi, mi dice l’amico Wikipedia, a 13 anni riceveva molte mail di congratulazioni per il suo ultimo trattato sull’astronomia.
      Io di fronte a tutto questo dico: forza Tricarico! Il paese non il cantante.

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