Consigli ad un giovane Herman Hesse – Mauro Zucconi (Chinaski77)

24 Mar

Ah, che bello, finalmente sei diventato uno scrittore. Quanti anni hai? 32. Neanche male, dai. L’editore ce l’hai, il libro è in libreria, sei stato alla radio e ti ha recensito persino Repubblica. Sì, direi proprio che è fatta. Ora manca solo di riuscire ad essere uno scrittore di successo, ma per quello c’è tempo, intanto vai in comune e fatti subito cambiare la dicitura sulla carta d’identità. Via quel poco lusinghiero “studente”, visto che non sei più studente da un pezzo e tra poco avresti dovuto cambiarlo e metterci “filosofo non-profit”, e vai con “scrittore”.

Ah, scrittore. Senti come suona bene. Come Herman Hesse.

Certo, il passaggio da persona normale a scrittore non è mica roba da poco, bisogna stare attenti alle migliaia di trappole disseminate ovunque lungo il percorso.

Per prima cosa, le persone che conosci di persona non notano nessunissima differenza. Razza d’invidiosi. Tu l’hai notata benissimo, perché prima eri uno che scriveva per il proprio cassetto e per i cestini di Windows degli editori di tutto il mondo, dunque sostanzialmente un disperato, vagabondo, fdp perditempo, ora sei uno che ha un editore, un libro in libreria, che è stato alla radio (e non dimenticare Repubblica).

Ti alzi al mattino e ti senti diverso, ti metti alla tastiera a scrivere e non sei più un sognatore coglione fallito, sognatore coglione fallito per giunta patetico perché non ti rendi conto che quello che scrivi non vale un accidente. Ah, no. Adesso quello che scrivi ha un valore e un prezzo. Adesso sai che c’è qualcuno interessato a leggerlo, a pagarlo, a pagare per leggerlo. Sei più che giustificato. Ma le persone che ti conoscono ti vedono identico a prima e non sono certo disposte a cominciare a portarti rispetto solo perché un tizio ti ha stampato e fascicolato dei fogli di carta con “scritte sopra le stronzate che hai scritto”. Sfaccendato inutile figlio di buona donna eri, triste inservibile rottame rimani.

Ma ti rispetteranno, non temere. Aspetta solo che ti chiami la Bignardi, o Fazio, aspetta solo di diventare un ente televisivo e vedrai come ti rispetteranno. È tutta una questione di chi ti dice quello che vale, e a loro glielo dice la televisione. E se non lo faranno, beh, poco male, fingerai di non averli mai conosciuti, tanto avrai un sacco di nuovi amici famosi, attori, registi, piloti, e qualche giornalista andrà a intervistare quelli vecchi e loro racconteranno di quando ti rimboccavano i cappotti alle feste mentre eri ubriaco con la faccia nel water e diranno che ti sei montato la testa e che hai dimenticato le tue radici e la gente autentica che ti voleva veramente bene.

Ma tu fregatene, lasciali dire. Vorrà dire che questo sarà il lasciapassare per cominciare a scriverne male. Tu conosci tutti i loro segreti, no? Oh, quanto materiale delizioso. E, sì, ok, loro conoscono i tuoi, ma tu sei uno scrittore, vediamo se dopo che hai raccontato al mondo intero tutto quello che hanno fatto nelle loro vite continueranno a non accorgersene.

Però non aspettarti che comprino il tuo libro. Ricorda che nessuno ha davvero voglia che qualcuno diventi qualcuno. A parte che, forse è meglio che tu lo sappia, in Italia leggere non è decisamente lo sport nazionale. Quindi tu che scrivi libri e leggi decine di libri e parli con quelli che scrivono e leggono altre decine di centinaia di migliaia di libri forse ti sei un attimo confuso e dimenticato che l’italiano medio scrive “po’” con l’accento. Proprio così, pò (rcodiquel). Mentre tu soffri fisicamente quando senti uno che dice “a me ha divertito”, come se i verbi diventassero transitivi e intransitivi a seconda del metterli alla fine o all’inizio delle frasi, ma se lo fai notare lui ti dice di “non rompere i coglioni, frocio”, e tu non gli fai notare a tua volta che, pur non essendo “frocio”, non lo considereresti comunque un titolo offensivo, è come se uno ti dicesse “negro” e… no, aspetta, hai sbagliato esempio, digli che è come se uno ti dicesse “biondo”, ecco, “biondo” va bene, a te che sei castano. Non glielo fai notare perché per lui sarebbe la prova definitiva che lo sei, frocio. Non che per te sia un problema. Ma è come se ti chiamassero Alberto.

L’uomo appena sopra l’uomo medio legge un libro all’anno, quello di Bruno Vespa, e lo trova bellissimo. Non che i libri di Bruno Vespa non siano bellissimi (non dire mai niente contro i personaggi famosi perché un giorno saranno i tuoi nuovi amici. A proposito, ciao, Bruno), non è questo il punto, è che ci sono veramente tanti, tanti libri al mondo e tu soffri perché vorresti leggerli tutti ma non ti basterà mai il tempo e hai un approccio critico a tutti e stai lì a rimuginare per mesi su Infinite Jest e sul perché ci sei morto sotto intorno a pagina 348 di 1200 e dunque non riesci a entrare in empatia con uno che si entusiasma per l’unico libro (di Bruno Vespa) che ha letto quest’anno. Cioè, fai un sorriso. Come quando il figlio che non hai ti mostra un disegno. Bello, gli dici. In rapporto, anche se fa schifo. Ma diciamo che sarebbe un inizio.

Una volta uscito il tuo libro, resisti alla tentazione di andare a comprarlo. Ok, ti concedo di farlo una volta, per la prima copia. In fondo sei uno scrittore e hai un debole per i dettagli, le sfumature e le cose (ricorda di non usare troppo spesso la parola “cose”, però, eh, scrittore) simboliche, quindi ci sta che la prima copia del tuo primo libro nella prima libreria, insomma, ci sta che tu vada a comprarla. Ma non dire che sei l’autore. Non sta bene.

– Salve, vorrei Ristorantopoli.

– Uhm. Che titolo.

– Cazzo ha che non va, il titolo, rottinculo?

No, non farlo. È un titolo bellissimo, fa’ il bravo. Lascia andare il colletto del ragazzo.

Cerca di comportarti in modo naturale, come quando vai a comprare i libri ai quali non sei legato affettivamente:

– Salve, vorrei Ristorantopoli.

– Autore?

– Mauro Zucconi.

– Che nome!

– Figlio di puttana?

– Cosa?

– “Figlio di puttana” ce l’avete?

E, insomma, cerca di non farti scoprire:

– Il computer dice che ne abbiamo una copia ma…

– Una sola?!

– Sì. Ma non riesco a trovarla.

– È un libro con la copertina rossa.

– sì.

– Con il titolo bianco. Un libro umoristico. Sarcastico. Uno pseudo-manuale per clienti nevrotici di ristorante, in realtà un libro sull’uomo, 206 pagine, brossura, 14 euro, a pagina 34 c’è la parola “castoro”.

– …

– Mi hanno detto.

E se te ne servono delle copie urgentemente per mandarle ai giornalisti, ok, le puoi comprare se hai finito quelle che ti ha dato l’editore (non era necessario mandarlo a tutti i giornalisti), ma cerca sempre di comportarti come si comporterebbe un vero scrittore:

– Mi servirebbero due copie di Ristorantopoli.

– Autore?

– Mauro Zucconi.

– Te le posso fare arrivare oggi pomeriggio.

– Grazie.

– A che nome le ordino?

– Mauro Zucconi.

Infine, devi promuoverlo.

Secondo il primo link che ho trovato in una molto poco approfondita ricerca su Google, in Italia esce un libro ogni otto minuti. Che vuol dire tanti, tanti libri. Non ci sono nemmeno gli alfabeti necessari per scriverli, perciò si suppone che ci siano libri chiusi in stanzini che si scrivono da soli. Quando il tuo libro uscirà, essendo il tuo primo libro ed essendo tu un sostanziale sconosciuto, le librerie ne ordineranno un paio di copie, molto cautamente, come se potessero esplodere, e le lasceranno in bella vista in un cestello di plastica dimenticato per terra per una mezza mattinata, in attesa della sua collocazione eterna.

Mandarlo ai giornali è una buona idea, però, ricorda, un libro ogni otto minuti, i giornalisti li leggono con il lettore ottico del codice a barre del supermercato e dunque può darsi che gli sfugga che il tuo è un capolavoro mondiale. Le presentazioni sono ok, ma, sempre, un libro ogni otto minuti, fanno 175 presentazioni al giorno, cercate almeno di mettervi d’accordo, altrimenti si rischia una libreria piena di scrittori che si presentano e si comprano a vicenda il proprio libro, riesco tranquillamente a immaginarlo, “bello, il tuo libro!”, “oh, anche il tuo!”, “grazie! E il suo?”, “ah, bello anche il suo!”, “eh, cosa?, Grazie! Anche il vostro!”.

Allora ti devi ingegnare.

Gira sempre con una copia del tuo libro, non si sa mai. Ad ogni occasione tiralo fuori e usalo. Niente funziona come il passaparola, dunque, su, passa parola. Non importa se non conosci quelli a cui la passi, quelli che conosci conoscono te e sanno che sei l’autore e ti guarderebbero male e non funzionerebbe. Perciò punta sugli altri, anche se così non è proprio passarla, ma conficcargliela di forza negli orecchi.

Sei in treno? Fingi di leggere il tuo libro o leggilo davvero e ridi a crepapelle. Se è un libro che fa ridere. Ma no, anche se non fa ridere. Niente attira come una risata e poi è difficile esternare un piacere letterario profondo. La risata va benissimo, non preoccuparti di quello che potrebbero pensare poi dopo che hanno comprato il libro e l’hanno letto e hanno visto che non era un libro umoristico. Una battuta ce l’avrai pur messa, no? Ecco. Altrimenti prendi una biro e metticela.

Ridi a crepapelle e cerca di far partire una conversazione sulla tua Opera. Ricordati di chiamarla Opera. Potresti dire che è un libro che ti ha cambiato la vita (in fondo è vero, guarda come sei combinato). Dopo che li hai convinti potresti fare colpo dicendo che conosci l’autore e se non ti credono mostragli la sua carta d’identità e se ti chiedono perché hai la sua carta d’identità in tasca digli che ti è piaciuto talmente il libro che hai deciso di prenderti l’autore in ostaggio. Copri la foto con il pollice, nel caso.

Il rischio della promozione in treno o in giro è che potresti seminare in un terreno arido. I lettori non sono tipi da uscire di casa (no, fermo), e, se escono, li trovi in libreria. Dunque, ovvio, la vera promozione si fa in libreria.

Questo sarà il tuo lavoro per i prossimi mesi: andare in tutte le librerie, fermarti vicino a uno scaffale magari con un tuo amico e farvi cogliere nel mezzo di una convincente, entusiastica conversazione:

– Sai che libro veramente eccezionale ho letto di recente?

– Eh?

– …

– Oh, sì, scusa. Che libro?

– Ristorantopoli.

– Ah.

– Certo che posso ripeterlo: Ristorantopoli.

– Lo terrò presente, grazie!

– Ri-sto-ran-to-po-li.

– Eccezionale, hai detto?

– Mi ha cambiato la vita.

– Ristorantopoli, eh? Mi precipito subito in…

– …

– Qui in libreria a comprarlo.

– Ne hanno tratto anche un film.

– Ma dai.

– Con Johnny Depp.

– Ristorantopoli, eh?

– Ristorantopoli. Con Johnny Depp.

Dopodiché non ti resta che andare dove c’è quella pila di libri di Bruno Vespa, abbatterla a calci, scalciare i libri di Bruno sotto gli scaffali, impilare una decina di Ristorantopoli che ti sei portato appresso e il gioco è fatto, puoi andare a casa ad aspettare la telefonata di Fazio, Herman, questione di un attimo.

11 Risposte to “Consigli ad un giovane Herman Hesse – Mauro Zucconi (Chinaski77)”

  1. emma 25 marzo 2010 a 16:47 #

    ullalla` la promozione funziona… lo compro!

  2. darietta 4 aprile 2010 a 01:38 #

    Stavo leggendo l’ultimo capitolo di Ristorantopoli in aereo di ritorno da Paris, e, non mi ricordo cosa fosse di preciso, però scoppiai a ridere (anche se sinceramente l’ultimo capitolo è quello che mi è piaciuto meno), e pure la signora accanto a me scoppiò a ridere; così, dopo queste grasse grasse risate, la signora mi chiese se potesse leggere qualche pagina del libro e alla fine mi disse:”senti, anche io vivo a firenze, me lo puoi prestare?” ed io:”ma anche no!”.
    Ora, le sarò sicuramente rimasta simpaticissima, però giuro che non era mia intenzione boicottare il tuo libro.

  3. eb 6 aprile 2010 a 17:59 #

    lol

  4. MMo 7 novembre 2010 a 16:07 #

    gran pezzo

  5. lauretta 15 novembre 2010 a 16:11 #

    sei proprio un gran fdp!!!! :)

  6. Luca 9 ottobre 2011 a 14:24 #

    mitico!

  7. Stefano 21 ottobre 2011 a 22:16 #

    Pezzo interesante… che trasuda malcelata, tremenda, soverchiante invidia (o forse no, chi sono io per dirlo), ma interessante. Scritto benino, direi pure.

  8. marry 29 giugno 2012 a 15:51 #

    …..bel pezzo!
    per quanto possa valere (poco), ti dico “bravo!” :)

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