Ivrea

17 Mag

Sotto la targa di marmo il supersantos lasciava chiazze rosse e a Pino pareva proprio di trovarsi a Ivrea, quel posto grandioso dove a carnevale le arance si infrangevano sui muri delle case lasciando impresso il loro marchio melmoso e questo rendeva tutti felici ed era gioia genuina perché bastava davvero poco a divertirsi nel fantastico mondo di Ivrea, non come al paese dove le giornate erano tutte uguali e regnava la noia. Pino raccontava di continuo agli amici la storia della guerra delle arance di Ivrea, con riferimenti a tutto quello che gli accadeva, e ogni cosa era un pretesto per raccontare dei muri sfregiati e delle scene dettagliate della guerriglia urbana, dove i carri lanciano le arance alla gente e la gente risponde al fuoco con le altre arance e chi vince è per un anno il re del paese. Non che Pino ci fosse mai stato a Ivrea (non sapeva neanche dove fosse, chiaro), però lo raccontava lo stesso come la cosa più grandiosa dell’universo, come se l’avesse scagliate lui quelle sette tonnellate di arance e “dovreste sentire l’odore e gli occhi che bruciano e sembra di camminare sull’asfalto di gomma, sporchi di melma, e poi il rumore – fiuh – che quando mi sveglio ancora lo sento, cioè capite? Un’altra dimensione”. Mano in tasca Pino e gli altri tiravano calci sopraffini al supersantos che sbatteva contro il muro, monotono, sotto la calandra delle cinque, perché il gioco era colpire la targa di marmo posta in alto, che dava il nome alla strada, anzi due nomi, dai quali poter scegliere che posto ricoprire nell’ideologia paesana: se stare “col maresciallo o con lo scarparo” come gli ripeteva sempre la bonanima di zio Nino. La targa di marmo era stata infatti sfregiata dai ragazzi grandi, con la vernice nera, e via Cavour ora si chiamava Via Giovanni Passannante, che a quanto diceva suo zio doveva essere un cuoco, uno buono uno con le palle, che da Salvia di Lucania era andato a Napoli per uccidere il re, ma non ci era riuscito e quindi lo avevano arrestato e dopo la morte avevano messo il suo cervello in un barattolo col liquido conservante e la scienza lo studiava come l’archetipo del cervello malato di un criminale. Però in paese – che ora si chiamava Savoia di Lucania ma era peccato mortale chiamarlo così perché pure a scuola la maestra gli insegnava che “questa non è Savoia è Salvia di Lucania” – (in paese) tutti adoravano questo cuoco maldestro come in genere si fa per Mazzini o Garibaldi ed era buffo, perché “un eroe, una vittima dell’ingiustizia” eccetera eccetera sui libri di scuola figurava proprio come un pazzo criminale, chee la Patria era stata in pericolo a causa sua, e ai libri bisogna credere sennò è finita sul serio e ognuno può pensare quello che gli pare, ma comunque stavano le cose era chiaro che Giovanni Passannante era l’unico personaggio famoso che si ricordi nel deserto di Salvia (o Savoia) di Lucania e quindi andava rispettato a prescindere. E a prescindere Pino stava dalla parte di Giovanni Passannante, quindi dalla parte dello scarparo, per estrazione familiare, perché il nonno e il papà e il fratello, anarchici, dicevano così, e i dubbi si assopivano ed era meglio non porseli. Ma a Pino, a dirla tutta, questa storia pareva patetica e noiosa, soprattutto ora, che la sua mente ragionava a mille nella dimensione del mondo perfetto, quella di un paese di nome Ivrea, dove gli uomini erano liberi di massacrarsi con le arance in faccia e i muri avevano il diritto di non essere bianchi, o gialli, col tacito consenso dei proprietari che con un inusuale senso dell’estetica parevano proprio gioire di ciò, non come quella zoccola di Maria, la fruttivendola, che usciva con la scopa per impedire che il supersantos rosso macchiasse il muro della sua bottega e urlava, li inseguiva e li denunciava al vigile urbano, suo marito, e quindi ad inseguirli erano in due, per le strade le paese, e non era facile prenderli, distruggerli di legnate e sventrare il pallone col coltello da taschino, ma a volte capitava ed erano cazzi, e collette per un altro supersantos.

Quel giorno Maria non si era fatta viva ma Pino non aveva alcun dubbio che prima o poi sarebbe uscita, marito sbirro al seguito, a portare la quiete nella strada, quindi l’attendeva guardingo, mentre sbagliava mira – il pallone sempre più lontano dalla targa e la mente proiettata sul da farsi.

Pino brandiva la sua arancia acquistata regolarmente, stringendola nella mano infilata in tasca e già assaporava la sua vendetta, e il sangue colare nero dalla fronte di Maria quando sarebbe uscita armata di scopa e li avrebbe minacciati, e lui le avrebbe scagliato addosso l’agrume, e l’odio, e pareva semplice, doveva solo preoccuparsi di cosa dire in quegli istanti, perché il gesto era forte e serviva una frase, lapidea, eterna, che nella testa ancora non c’era, mentre passava in rassegna chilometri di pellicole americane per cercare una combinazione di parole a effetto da urlare a Maria, prima di trafiggerla con la sua stessa arancia, e vederla cadere esanime una volta per tutte. Pino brandiva la sua arancia, stringendola nella mano infilata in tasca, cosciente che mai l’avrebbe tirata, incazzato nero perché a Ivrea sarebbe stato un uomo libero mentre qui, a Savoia di Lucania c’era la legge, l’autorità, che gli impediva di disintegrare un’arancia sulla fronte di quella stronza. Ne era cosciente e soffriva.

Pino perse di colpo l’entusiasmo mentre vide uscire finalmente Maria, grembiule e capelli bianchi, armata di scopa. Nascose stretto il supersantos sotto la maglia e scappò via, cuore impazzito per le vie minuscole. Quando si sentì sicuro si fermò tirò fuori l’arancia dalla tasca, la sbucciò e la morse, senza rabbia o eroismo e senza il minimo dubbio di essere un vile. Infondo il servizio in televisione che raccontava del carnevale di Ivrea concludeva secco: buttare sette tonnellate di arance è un inutile spreco.

La direttiva quindi era chiara e Pino era conforme: le arance non andavano buttate. Le arance andavano mangiate.

Fabio Biagio Salerno

2 Risposte to “Ivrea”

  1. pippoh 19 maggio 2010 a 16:44 #

    Pino brandiva la sua arancia acquistata regolarmente!

  2. adult 12 giugno 2010 a 06:59 #

    anks.Great post.

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