
Che cazzo ne so io dell’underground!? Io ho pubblicato con Mondadori. Prima di Mondadori non avevo mai scritto un romanzo. Non sono stata raccomandata ma sono stata oggetto di scouting da parte di una persona che lavorava lì dentro.
La storia è vera. Circa tre anni fa è venuto a Milano per un giro di presentazioni e di incontri con i giornalisti uno scrittore che a me piaceva molto, si chiama David Sedaris. Io scrivevo per RollingStone ho chiesto al giornale di poter andare ad intervistarlo perché ero un fan, la cosa è andata in porto, io ho chiacchierato con David Sedaris, la cosa è andata benissimo perché lui è un gran conversatore. Prima ancora che il pezzo uscisse io ho ricevuto una mail da una persona (che poi è stata il mio editor per questo libro) che si è messa in contatto con me chiedendomi se avevo un romanzo nel cassetto. Evidentemente lui nel tempo libero ha chiesto l’elenco delle persone che avevano chiesto l’intervista a Sedaris, si è messo a cercarli su google e ha trovato un blog che io avevo, si è divertito a leggere delle cose e quindi ha fatto un po’ uno sparo nel buio.
Quindi porca troia ho avuto una gran botta di culo, però non è che necessariamente pubblicare con un editore che ha una grossa mole significa che tu sarai necessariamente meglio seguito nel tuo lavoro sul libro o meglio seguito per cose di promozione.
Il lavoro di editing è stato rapido e indolore. L’editing è stato a libro chiuso in una riunione di circa un’ora e mezza con il mio curatore di collana e con un editor della narrativa italiana di Mondadori che si era letto il libro, io a mia volta avevo riletto il libro ed ero d’accordo con alcuni suggerimenti che mi erano stati dati. Quindi sostanzialmente mi sono stati dati dei consigli sui quali io ero d’accordo. Il libro già è lungo perché supera le trecento pagine, il libro era più lungo, l’avevo scritto in un anno e mezzo facendo ogni tanto delle pause di due o tre settimane nelle quali non potevo scrivere, ogni tanto quando ritornavo a lavorarci partivo un po’ troppo dall’incipit. C’è stato un lavoro di taglio. Asciugando alcuni passaggi rimane comunque un libro lungo però scorre meglio, va meglio. Dopodiché nella correzione di bozze con Gabriele Baldassarri, che è un loro redattore, ho avuto dei suggerimenti molto originali del tipo ‘proviamo a cambiare questo verbo o chiudiamo un paragrafo prima questo capitolo’, alla fine è stato bello mi sono anche divertita.
Io ho avuto un contratto molto standard da esordiente, non ho guadagnato molto. Io campo un pochino di RollingStone che non paga tantissimo però paga regolarmente. RollingStone può capitare che arrivi a pagarti 200 euro per un pezzo che sono circa 3000 battute. Molto spesso per RollingStone mi commissionano gli articoli però quello che scrivo è roba mia. Da qualche mese vivo anche con un blog che curo per il portale di Mondadori: donnamoderna.com. Mi diverto tanto, ora sto facendo una rubrica che è la settimana di Mickey Rourke, ahah. Il mio tenore di vita in ogni caso è basso.
Ho smesso di bere il 15 Gennaio di 3 anni fa, sono andata una sera ad una riunione di alcolisti anonimi e mi sono fatta aiutare. Ho smesso di bere a 28 anni, ed ero conciata molto male.
No, il blog non l’ho aperto il giorno che ho smesso di bere, l’ho aperto prima, sanità mentale e salute non sono proprio sinonimi. Io ero conciata male, non ero proprio in uno scenario da neorealismo cinematografico inglese con non so, servizi sociali che ti portano via i bambini però il mio lavoro non stava andando da nessuna parte, ogni tanto prendevo un lavoro ogni tanto no, ero molto depressa.
Io leggo ma leggo libri che non sono di fiction, per lavoro o no. Il libri che ho aperto sul mio comodino è Mysterious Skin di Scott Heim che è stato pubblicato con qualche anno di ritardo da una casa editrice italiana Playground Press, che è una casa non dico a tema esclusivamente omosessuale ma è una casa interessata a pubblicare autori gay. Era un libro che era uscito per HarperCollins negli Stati Uniti. Leggo in inglese. Leggo in lingua.
Uno degli ultimi libri che ho letto, che è un libro meraviglioso che farei leggere a tante persone che vogliono provare a fare gli scrittori, non credo che sia mai stato tradotto in Italia, e probabilmente c’aveva anche senso non tradurlo, si chiama Homicide (di David Simon,ndcm), é un libro di non-fiction di un giornalista di Baltimora che ha seguito la squadra omicidi della sua città nel 1988 per un anno intero ed è uscito fuori un libro di 600 pagine che racconta cose di procedura di polizia, di cronaca. E’molto bello, è anche molto lirico, ispirativo. Però già è un libro che non ha avuto una vita enorme negli Stati Uniti perché era considerato un libro un po’ locale che raccontava Baltimora e non ad esempio Los Angeles e poi è un libro di 600 pagine.
Sì, il mio libro (“Sono io che me ne vado”, Mondadori, Strade Blu, ndcm) è un libro di qualità. Sì, però l’ho scritto io, insomma. Io sono stata molto esigente mentre lo scrivevo, sono stata molto contenta del prodotto finale. Sto già scrivendo il secondo, che è un libro diverso da questo. Questo è un libro su cui non c’è stato uno sforzo di marketing molto forte, posso dire quello che mi è stato chiesto di fare, però. Alcune interviste o alcuni pezzi che sono usciti sono stati curati dall’Ufficio Stampa di Mondadori altri non sono auto proposizione ma sono stati concordati extra-lavorativamente, diciamo così. Io non so se avrei gestito personalmente la mia pagina “Diventa un fan di Violetta Bellocchio” su Facebook. Questa è una cosa che invece il marketing online di Mondadori ha detto noi investiamo in un po’ di pubblicità su Facebook e poi ti creiamo questa cosa perché abbiamo avuto per esperienza molti risultati pubblicizzando su myspace le cose più per adolescenti e su Facebook le cose più per adulti. Però ora il problema è che me la devo aggiornare.
Quando Melissa Panarello è uscita con Fazi Editore col suo primo libro è stato fatto un lavoro di lancio molto forte sul libro. Sono uscite centinaia di articoli di giornale e servizi televisivi in cui non si parlava molto del libro nello specifico o della lingua del libro ad esempio, ma si discuteva piuttosto sul “l’ha fatto o non l’ha fatto lei?” Ora non so se in quel caso il libro già all’inizio si prefigurava come un’azione commerciale… Io lei poi non l’ho conosciuta, però sono passata dal suo blog e ho visto che scrive in modo molto curato, molto limpido, scattante. Lì è stato proprio costruito come un’operazione commerciale, ha avuto una grande notorietà all’estero. Mi ricordo di aver letto dei pezzi del suo libro tradotto in inglese e mi sono accorta che aveva avuto una traduzione allucinante, cioè piena di refusi, piena di errori e soprattutto tutto in inglese ma con delle parole rimaste in italiano tipo espressioni “relax, amore”, ma cosa vuol dire che dovevano far passare dei dialettalismi così forti che nel testo anziché dire “amore” diceva qualche parola in siciliano?

Io ci sono arrivata camminando all’indietro con le mani alzate. Non mi sono successe cose particolarmente truci o truci balde da raccontare, non tanto legate al fatto tipo “lei ha pubblicato perché era l’amichetta di” ma del fatto che pare che quando viene proposta un’autrice più o meno in qualunque casa editrice la prima cosa che si chiede è “com’è figa?”e questo pare che accada anche nei consigli d’amministrazione.
Aneddoti zozzi? No, zozzi non ne ho. Una cosa bella dello scouting che ho avuto è stato che mi hanno detto “non siamo interessati a farti fare un libro che sia un’antologia del blog, non siamo sicuri che sia una buona operazione, non siamo sicuri che sia una cosa che ti faccia crescere come persona che scrive se facciamo un taglia e cuci dei post con una cornice narrativa.” Che è una cosa che è stata fatta con diversi blogger e poi son venuti fuori in alcuni casi dei libri molto gradevoli in altri dei libri un po’ stupidi, dei libri un po’ qualunque.
Altri aneddoti? Allora…è successo che prima che io firmassi il contratto Michele Anselmi ha scritto un pezzo sul Riformista in cui copia incollava delle cose che avevo scritto nemmeno sul mio blog ma sul blog di Grazia su cui avevo scritto due volte in quattro anni perché avevo la password. Praticamente è la storia di me che vado ad una festa di RollingStone in cui c’è Filippo Timi, di cui avevo letto il primo libro e non mi era piaciuto molto. Tutti erano lì per conoscere Filippo Timi, e io non ho voluto fare la spola per andare da lui a dire “buongiorno Filippo Timi che bel libro” quindi avevo scritto nel libro una cosa tipo “Scommetto che Pippo Baudo riesce a far conoscere Filippo Timi alla figlia e io no…perché non posso essere la figlia di Pippo Baudo?” Vi sembra una dichiarazione d’amore per Filippo Timi?
Ahah sì, magari per Pippo Baudo.
Insomma a contratto non firmato io ero terrorizzata, pensavo “adesso mi lasciano a casa perché sono stata bruciata troppo presto.”
Ridevo molto scrivendolo questo libro. Le volte che ho lavorato in casa con affianco un’altra persona e lei vedendomi ridere mi faceva “è andata bene oggi?” e io “sìsì, è andata bene” solo che io ridevo molto per cose come un personaggio, per cose per cui mi ero messa a prendere appunti tipo che i quotidiani locali della toscana riportano i necrologi con nome e cognome e soprannome, io ridevo per cose morbose tipo questi soprannomi. Mi ha molto stupito che poi ci siano state persone che hanno detto “il tuo libro fa molto ridere” io dicevo “grazie” ma io pensavo che queste cose facessero ridere solo me per le devianze di cui soffro.
Non so se Vanni Santoni è fico. Stasera era vestito con una giacca e un paio di jeans con quello che si chiama lo spezzato. Sì, si veste bene. Non so se ha successo con le donne [con gli uomini sì, ndcm], in compenso ci stanno un sacco di scrittori maschi che fanno questo lavoro per tirar su fica e poi scrivono dei libri bruttissimi e una volta su due gli va pure bene, e quindi la fica gli fa da supporto positivo perché loro continuano a scrivere dei cloni di “Chiedi alla polvere” di Fante, però “noi cazzo siamo i perdenti, però cazzo noi sappiamo la vita” vanno dicendo. Sì, mettetela pure per iscritto questa cosa.